Pro loco Boville Ernica (FR)

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Il più antico del mondo

Presepi

IL PRESEPE PIU’ ANTICO DEL MONDO


IL SARCOFAGO PALEOCRISTIANO DI BOVILLE ERNICA
a cura di Elisa Canetri
Boville Ernica: il sarcofago paleocristiano del IV sec. d.C.

Nei giorni di festività natalizie in cui si rinnova l’allestimento del Presepe nelle nostre città e nelle nostre case si cerca anche di riscoprire le radici antiche di questa tradizione, nel tempo e nello spazio, spesso anche alla ricerca di modelli illustri. Così può capitare di leggere articoli o guardare documentari o servizi televisivi in cui si vanta di aver scoperto o riscoperto “il presepe più antico del mondo”. Certo l’Italia con le sue meraviglie artistiche e il suo millenario e privilegiato legame con tutto ciò che attiene alla sfera del Sacro può rivendicare a pieno titolo un primo posto in questa stagionale competizione.
Un esempio importante è sicuramente costituito dal Presepe conservato a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore, una chiesa particolarmente legata ai simboli della Natività: si tratta dell’opera, in origine composta di otto statue pressoché a tutto tondo, attribuita all’artista toscano Arnolfo di Cambio, il quale la eseguì nel 1288 per conto del papa francescano Niccolò IV, in ricordo del presepe vivente di Greccio.
La Ciociaria però può vantare un Presepe ancora più antico: si tratta di quello scolpito a rilievo sul coperchio del sarcofago paleocristiano di Boville Ernica, in provincia di Frosinone, che a seguito di attenti studi è stato datato alla metà del IV secolo d.C., ossia ad un periodo compreso tra il 330 e il 350 d.C.
Si tratta di un sarcofago di marmo bianco con cassa rettangolare, chiusa da un coperchio a lastra, caratterizzato da una sorta di appendice verticale frontale, chiamata “attico” oppure “alzatina”. Sulla fronte di cassa è scolpito un verosimile cancello con battenti a grata – provvisti di rotelle di scorrimento e serratura – e con pilastrini laterali: un motivo decorativo molto raro, specialmente nella posizione e nella composizione generale. L’alzatina del coperchio presenta immagini tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento: nel settore sinistro la scena dei Tre Fanciulli Ebrei, condannati dal sovrano babilonese Nabucodonosor ad essere arsi vivi sulla fornace a causa del loro rifiuto di adorare un idolo d’oro e tuttavia rimasti illesi; al centro una tabella, sorretta da geni alati, ma senza iscrizione; nel settore destro il “presepe”, nel momento compreso tra la Natività di Gesù e la sua Epifania, con i pastori e i re Magi che stanno per giungere a compiere l’Adorazione del Bambino; ma una misteriosa figura femminile seduta a terra, tra Gesù e la Madonna, rende ancora più suggestiva la scena e fa discutere gli studiosi per la sua identificazione.


Il Presepe sul coperchio del sarcofago di Boville Ernica

Questa antica eppure così familiare rappresentazione del Presepe è stata composta secondo il racconto del Vangelo, come si legge in Matteo (II, 1-12) e in Luca (II, 1-7 e 8-20). Da sinistra a destra si possono osservare: i Tre re magi che recano i doni ed esultano in vista della stella, prima perduta e poi ritrovata; un pastore, a metà figura perché nascosto dietro il bue e l’asino; la capanna, con tettoia a tegole ed embrici, sotto la quale il Bambino in fasce giace in una culla di vimini; una figura femminile seduta a terra (varie e complesse sono le interpretazioni, per le quali si rimanda alla bibliografia); la Madonna seduta in atteggiamento pensoso. Occorre sottolineare che non è presente la figura di San Giuseppe, che compare più tardi nell’iconografia cristiana (la sua identificazione sui monumenti anteriori al V secolo non è mai certa né probabile, visto che si tratta di una figura che si è affermata in seguito, anche grazie alla venerazione popolare sempre crescente).
Il carattere delle raffigurazioni del sarcofago bovillense è profondamente unitario perché esaltano l’idea della salvezza, sia tramite i rimandi vetero-testamentari dei Tre fanciulli, salvati dalla fornace per la loro Fede, sia con l’immagine neo-testamentaria della Natività e dell’Epifania. Tutto quindi tende ad amplificare ed esaltare il concetto soterico per eccellenza, ossia la nascita di Gesù Redentore, la cui venuta assicura al fedele la salvezza eterna. Il defunto, che era sepolto nel sarcofago e che purtroppo è ignoto, sicuramente poteva giovarsi della speranza di un’altra vita oltre la morte, grazie a quel giardino paradisiaco intravisto e immaginato al di là delle maglie del cancello, e grazie all’esempio della Fede e della salvezza ricevuta dai Tre fanciulli ebrei e soprattutto grazie alla viva immagine del Salvatore, l’unico vero Re da adorare.
Negli studi il sarcofago di Boville Ernica è stato messo a confronto con i notevoli esemplari prodotti a Roma, perché proviene sicuramente da un’officina dell’Urbe, sebbene non sia possibile indicarne una specifica, tra le molte che vi erano ancora attive nel tardoantico. Certamente dal confronto con gli splendidi e famosi sarcofagi paleocristiani conservati a Roma (per esempio nel Museo Pio Cristiano Vaticano e nelle Catacombe) ed anche in Sicilia (cfr. il sarcofago di Adelfia a Siracusa) l’esemplare di Boville Ernica si caratterizza come un’opera modesta, ma è degno di grandissima considerazione per i motivi che si indicano di seguito: in primo luogo è un unicum nell’ambito storico, artistico e religioso della Ciociaria e, più in generale, del Lazio Meridionale, sia come esempio di scultura funeraria paleocristiana sia come monumento tardoantico; in secondo luogo, pur appartenendo alla ricca e varia produzione romana, il nostro esemplare presenta elementi iconografici e formali di un certo pregio e aspetti del tutto peculiari, osservabili in pochissimi altri esemplari.
Infatti si è potuto verificare che la suggestiva decorazione della fronte di cassa – ossia la verosimile riproduzione di un cancello con battenti che fingono una grata “a fisarmonica” dotata di rotelle di scorrimento – corrisponde ad un motivo decorativo molto raro: simili grate, ma non identiche sia per qualità sia per posizione sulla cassa, sono state riscontrate soltanto in pochi altri esemplari, per giunta conservati fuori dell’Italia, uno negli Stati Uniti (a San Marino in California), altri in Francia (a Mas de Molin in Camargue e ad Arles in Provenza). Per quanto riguarda le sacre rappresentazioni scolpite nei settori dell’attico del coperchio (nel settore sinistro: la scena vetero-testamentaria dei Tre fanciulli ebrei e Nabucodonosor; nel settore destro: la scena neo-testamentaria della Natività ed Epifania di Gesù), pur nell’applicazione di schemi iconografici consueti, sono stati rilevati alcuni elementi originali, come la presenza della figura femminile seduta a terra presso la capanna della Natività, sulla cui identità sono state avanzate varie ipotesi, nessuna delle quali definitiva.
Questi elementi iconografici e compositivi caratteristici ed originali giustificano dunque certamente l’importanza del sarcofago di Boville Ernica. Un’importanza che travalica i confini della Ciociaria, perché al nostro esemplare spetta un posto di grande rilievo nel patrimonio artistico italiano e nel catalogo delle rappresentazioni più antiche del presepe.


BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:CANETRI E.,
Il sarcofago paleocristiano di Boville Ernica, Boville Ernica 2003 (pp. 1-144).


Guarda il video del Presepe realizato a Boville ernica
http://www.youtube.com/watch?v=3VHRxjr0U_g&lc=otdEbIdLTkyNwMUuQ1OWEBM9TYe4ezkW0z8mCjmkr10&context=C3095872ADOEgsToPDskI8YvO3HuDsXNGQlvU4fky0



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